
DVM ALESSANDRO PROTA - CONSULENZA VETERINARIA ON LINE NAPOLI- ITALY
ORTOPEDIA - NEUROCHIRURGIA - CHIRURGIA OFTALMICA - CHIRURGIA ONCOLOGICA VETERINARIA
FREELANCE PER AMBULATORI E CLINICHE VETERINARIE .
PER CONTATTI : 3393201159
alessandro.prota@virgilio.it
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sabato 19 dicembre 2009
venerdì 18 dicembre 2009
domenica 22 novembre 2009
sabato 21 novembre 2009
giovedì 19 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
displasia dell'anca del cane :trattamento chirurgico
Il principio fondamentale per i trattamenti chirurgici profilattici della displasia dell’anca di tipo acetabolare è rappresentato dalla neutralizzazione delle forze tendenti a far lussare l’anca durante il carico modificando l’inclinazione del bordo acetabolare dorsale. Questo effetto biomeccanico viene ottenuto dalla triplice osteotomia pelvica (TPO) e dalla JPS .
La TPO consiste in osteotomie del bacino in grado di isolare il segmento acetabolare e di consentirne la rotazione assiale in modo da ridurre l’inclinazione del bordo acetabolare dorsale ed aumentare quindi la copertura della testa del femore da parte del tetto acetabolare.



Numerosi studi dimostrano come questo tipo di intervento possa migliorare la condizione clinica e radiografica del paziente trattato rispetto a quella del paziente gestito non chirurgicamente. Dopo TPO i cani presentano un aumento della stabilità biomeccanica dell’articolazione coxofemorale e sviluppano
meno artrosi rispetto ai cani trattati in maniera conservativa. La JPS è una tecnica recente, in grado di migliorare la congruenza articolare attraverso una ventroflessione degli
acetaboli, determinando quindi una maggior copertura acetabolare delle teste femorali.
.
La riduzione dell’inclinazione del tetto acetabolare viene ottenuta attraverso un’ inibizione della crescita dei rami del pube che, associata
alla normale crescita dei rami dell’ileo e quindi della parte dorsale degli acetaboli, determina una rotazione ventro-laterale di entrambi gli acetaboli.
Pertanto, similmente alla TPO, la JPS produce una ventrorotazione acetabolare che determina
una diminuzione delle forze di sublussazione all’interno dell’articolazione e quindi mira a ristabilire
la congruenza articolare oltre che a diminuire o arrestare l’evoluzione artrosica.
Nei soggetti in accrescimento che manifestano già degenerazione articolare e osteoartrosi invalidante l’unica opzione terapeutica in grado di ripristinare un’ottima funzionalità rimane la protesi totale d’anca.
Esistono inoltre interventi chirurgici palliativi, mirati a diminuire e togliere il dolore nelle articolazioni coxofemerali in cui l’instaurarsi di un processo degenerativo ha determinano manifestazioni algiche. Questi interventi sono: dartoplastica, miectomia del pettineo, osteotomia
della testa femorale
La dartroplastica (tettoplastica)è una tecnica che si basa sull’innesto di tessuto osseo a livello di capsula
articolare in prossimità del margine acetabolare dorsale. Lo scopo è quello di creare un robusto
ponte di tessuto osseo in grado di stabilizzare dorsalmente la testa femorale sublussata e impedire
che le continue sollecitazioni meccaniche sulla capsula articolare determinino dolore e progressiva
erosione del margine acetabolare dorsale.

Questa tecnica, applicabile entro i 12-13 mesi di età
(meglio 8-10), è indicata nei soggetti che presentano un lieve riempimento acetabolare e lieve
artrosi e quindi non più trattabili con TPO.
La TPO consiste in osteotomie del bacino in grado di isolare il segmento acetabolare e di consentirne la rotazione assiale in modo da ridurre l’inclinazione del bordo acetabolare dorsale ed aumentare quindi la copertura della testa del femore da parte del tetto acetabolare.



Numerosi studi dimostrano come questo tipo di intervento possa migliorare la condizione clinica e radiografica del paziente trattato rispetto a quella del paziente gestito non chirurgicamente. Dopo TPO i cani presentano un aumento della stabilità biomeccanica dell’articolazione coxofemorale e sviluppano
meno artrosi rispetto ai cani trattati in maniera conservativa. La JPS è una tecnica recente, in grado di migliorare la congruenza articolare attraverso una ventroflessione degli
acetaboli, determinando quindi una maggior copertura acetabolare delle teste femorali.
.

La riduzione dell’inclinazione del tetto acetabolare viene ottenuta attraverso un’ inibizione della crescita dei rami del pube che, associata
alla normale crescita dei rami dell’ileo e quindi della parte dorsale degli acetaboli, determina una rotazione ventro-laterale di entrambi gli acetaboli.
Pertanto, similmente alla TPO, la JPS produce una ventrorotazione acetabolare che determina
una diminuzione delle forze di sublussazione all’interno dell’articolazione e quindi mira a ristabilire
la congruenza articolare oltre che a diminuire o arrestare l’evoluzione artrosica.
Nei soggetti in accrescimento che manifestano già degenerazione articolare e osteoartrosi invalidante l’unica opzione terapeutica in grado di ripristinare un’ottima funzionalità rimane la protesi totale d’anca.
Esistono inoltre interventi chirurgici palliativi, mirati a diminuire e togliere il dolore nelle articolazioni coxofemerali in cui l’instaurarsi di un processo degenerativo ha determinano manifestazioni algiche. Questi interventi sono: dartoplastica, miectomia del pettineo, osteotomia
della testa femorale
La dartroplastica (tettoplastica)è una tecnica che si basa sull’innesto di tessuto osseo a livello di capsula
articolare in prossimità del margine acetabolare dorsale. Lo scopo è quello di creare un robusto
ponte di tessuto osseo in grado di stabilizzare dorsalmente la testa femorale sublussata e impedire
che le continue sollecitazioni meccaniche sulla capsula articolare determinino dolore e progressiva
erosione del margine acetabolare dorsale.

Questa tecnica, applicabile entro i 12-13 mesi di età
(meglio 8-10), è indicata nei soggetti che presentano un lieve riempimento acetabolare e lieve
artrosi e quindi non più trattabili con TPO.
sabato 31 ottobre 2009
giovedì 22 ottobre 2009
LA ROTTURA DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE NEL CANE

La rottura del legamento crociato craniale (LCCr) è tra le cause più frequenti di zoppia dell’arto posteriore del cane.
Ciascuno dei due legamenti crociati risulta dall’associazione di due componenti, che funzionano in maniera indipendente l’una dall’altra durante i movimenti di flessione e di estensione del ginocchio.

La rottura del LCCr è la più comune lesione del ginocchio del cane Tale rottura può essere totale o parziale;
quest’ultima si può verificare a carico della sola banda cranio-mediale, durante la flessione del ginocchio, soprattutto se accompagnata da rotazione interna, o a carico della banda caudo-laterale, durante l’iperestensione dell’articolazione.
La rottura del LCCr non è quasi mai causata da un trauma, bensì la
conseguenza dell’azione di molteplici fattori predisponenti, quali le
variazioni di conformazione (come le deformazioni valga e vara del
ginocchio) e gli stress reiterati di lieve entità.
La lesione meniscale più frequentemente associata alla rottura del LCCr interessa il menisco mediale e ciò è dovuto alla sua notevole stabilità rispetto a quella del menisco laterale, che risulta, invece, più libero e mobile.
La terapia e’ chirurgica e prevede la stabilizzazione del ginocchio con metodi extrarticolare e intrarticolari.
Da alcuni anni la chirurgia offre diverse novita’ modificando sia l’inclinazione del plateu tibiale con la TPLO

e la TWO che con l’avanzamento della tuberosita tibiale con la TTA,


Durante questi anni sono stati descritti ad i vari congressi tutti gli svantaggi e vantaggi delle varie tecniche modificando i materiali e le tecniche di riparazione nei confronti del menisco.

Primo punto fondamentale e’ stato se fare la discontinuazione meniscale o no.Sinceramente la tecnica del Meniscal Realise ha subito non poche critiche e da molti e ormai abbandonata infatti i cani presentavano no pochi problemi con lesioni artrosiche a distanza.
Il mio parere a riguardo e che la modificazione delle forze all’interno del ginocchio ha la sua importanza ma lasciare che l’articolazione durante la flessione vada a premere sul corno meniscale questo secondo me non e’ naturale.
Ecco quindi che negli anni a venire alcuni colleghi Americani ed Europei associano ad interventi di osteotomia anche l’uso di fili extracapsulari per contenere l’avanzamento della tibia durante la flessione del ginocchio,evitando quindi che la porzione del menisco venga lesionata nel tempo.
Essendo un Freelance il mio compito e’ quello di consigliare al meglio il tipo d’intervento in funzione del costo ma soprattutto delle cure postoperatorie.
Infatti l’uso di placche ha sempre un rischio di allentamento ,rottura infezione ecc inoltre specie per alcune razze bisogna dopo un certo tempo asportare la placca perche ‘potenzialmente puo’ indurre un tumore osseo ,quindi si deve considerare l’opportunita’ di un secondo intervento
Riguardo alle tecniche piu’ datate e cioe imbricazione laterale con fili sintetici e la ricostrizione intrarticolare con fascia lata tecnica OVER THE TOP



C’e’ da dire quindi che nella lesione del crociato anteriore esistono vari metodi che pero’ ognuno ha un suo punto debole ,non esiste un metodo infallibile ,la capacita’ del chirurgo e’ quella di scegliere il metodo giusto per quel paziente anche in funzione di eventuali disturbi di appiombi che spesso si associano.Il chirurgo deve sapere bilanciare i pro e i contro di ogni tecnica e sapere valutare gli impianti e materiale che gli vengono proposti attraverso i vari congressi e seminari .
A
giovedì 1 ottobre 2009
lunedì 28 settembre 2009
venerdì 28 agosto 2009
domenica 23 agosto 2009
mercoledì 29 luglio 2009
martedì 28 luglio 2009
lunedì 27 luglio 2009
domenica 26 luglio 2009
Sinfisiodesi Pubica

sabato 25 luglio 2009
venerdì 24 luglio 2009
mercoledì 15 luglio 2009
martedì 14 luglio 2009
domenica 28 giugno 2009
Considerazioni personali sulle tecniche chirurgiche
Dott. Alessandro PROTA Qualche anno fa era in uso la tecnica di Bop che già anticipava il principio della tettoplastica, in quanto dava un supporto al carico che la testa del femore esercitava sul margine dorsale della cavità acetabolare. Questa tecnica aveva un suo punto di criticità nella resistenza del materiale utilizzato per la tettoplastica. Infatti esso era sagomato in listarelle e bloccato con una vite. Con la successiva tecnica di Slocum queste listarelle furono sostituite da segmenti della stessa forma ,ma di tessuto osseo ricavate dall’ala dell’ileo. Le liste venivano fissate con una sutura alla capsula articolare, coprendo per tutta la lunghezza il margine acetabolare dorsale. Frequentemente, nell’applicazione di questa tecnica si tendeva a eseguire innesti troppo larghi che, se da un lato fornivano una copertura acetabolare, dall’altro finivano per impedire una corretta abduzione dell’arto oltre che creare la compressione del nervo sciatico. Un altro punto debole della tecnica era costituito dal difficile reperimento di una quantità sufficiente di spongiosa con cui ricoprire le listarelle. Infatti alcuni chirurghi reperiscono dalla medesima ala dell’ileo, la spongiosa necessaria ad eseguire l’innesto su entrambe le articolazioni. Questo portava invariabilmente a un insufficiente innesto di spongiosa. A mio parere quindi, per operare su entrambe le articolazioni bisogna accedere a due siti di prelievo per la spongiosa, oppure integrare gli innesti con spongiosa di origine bovina. Col passere del tempo, cercando di trarre il meglio da ogni tecnica, ho deciso di modificare l’accesso. Ho ritenuto idoneo incidere sull’asse longitudinale del gluteo profondo scollando dall’inserzione capsulare eseguendo così una nevrectomia della capsula articolare. Nei casi in cui si rileva versamento articolare, dopo aver drenato, eseguo l’imbricazione della capsula.Una volta fissata la listarella sulla capsula eseguo uno slot in senso cranio dorsale all’acetabolo inserendo delle listarelle di ileo. Così facendo ottengo un maggior sostegno là dove le sollecitazioni risultano maggiori. E’ da notare che in alcune razze canine, per la naturale inclinazione posteriore del bacino, la testa del femore crea una sollecitazione in direzione craniodorsale, e a mio parere, è li che bisognerebbe fornire un sostegno maggiore. La tecnica della tettoplastica risulta una valida alternativa alla TPO soprattutto per quei cani che non rientrano più nei parametri richiesti per accedere a questa tecnica, e che quindi si troverebbero a dover scegliere tra una osteotomia della testa del femore e una protesi d’anca. Sicuramente questa tecnica ha ridotto di molto l’indicazione per la TPO con la quale oggi si tende a ridurre il più possibile l’angolo di inclinazione della placca, a mio avviso un angolo troppo inclinato porta ad un’andatura innaturale con problemi nell’abduzione. Nel post operatorio prevedo oltre al riposo forzato anche l’impiego di prodotti omotossicologici somministrati per via infiltrativi con cadenza settimanale per accelerare la osteoformazione. DMV Alessandro PROTA
tettoplastica acetabolare video 2

TETTOPLASTICA ACETABOLARE Considerazioni personali sulle tecniche chirurgiche Dott. Alessandro PROTA Qualche anno fa era in uso la tecnica di Bop che già anticipava il principio della tettoplastica, in quanto dava un supporto al carico che la testa del femore esercitava sul margine dorsale della cavità acetabolare. Questa tecnica aveva un suo punto di criticità nella resistenza del materiale utilizzato per la tettoplastica. Infatti esso era sagomato in listarelle e bloccato con una vite. Con la successiva tecnica di Slocum queste listarelle furono sostituite da segmenti della stessa forma ,ma di tessuto osseo ricavate dall’ala dell’ileo. Le liste venivano fissate con una sutura alla capsula articolare, coprendo per tutta la lunghezza il margine acetabolare dorsale.
Frequentemente, nell’applicazione di questa tecnica si tendeva a eseguire innesti troppo larghi che, se da un lato fornivano una copertura acetabolare, dall’altro finivano per impedire una corretta abduzione dell’arto oltre che creare la compressione del nervo sciatico. Un altro punto debole della tecnica era costituito dal difficile reperimento di una quantità sufficiente di spongiosa con cui ricoprire le listarelle. Infatti alcuni chirurghi reperiscono dalla medesima ala dell’ileo, la spongiosa necessaria ad eseguire l’innesto su entrambe le articolazioni. Questo portava invariabilmente a un insufficiente innesto di spongiosa. A mio parere quindi, per operare su entrambe le articolazioni bisogna accedere a due siti di prelievo per la spongiosa, oppure integrare gli innesti con spongiosa di origine bovina. Col passere del tempo, cercando di trarre il meglio da ogni tecnica, ho deciso di modificare l’accesso. Ho ritenuto idoneo incidere sull’asse longitudinale del gluteo profondo scollando dall’inserzione capsulare eseguendo così una nevrectomia della capsula articolare. Nei casi in cui si rileva versamento articolare, dopo aver drenato, eseguo l’imbricazione della capsula.Una volta fissata la listarella sulla capsula eseguo uno slot in senso cranio dorsale all’acetabolo inserendo delle listarelle di ileo. Così facendo ottengo un maggior sostegno là dove le sollecitazioni risultano maggiori. E’ da notare che in alcune razze canine, per la naturale inclinazione posteriore del bacino, la testa del femore crea una sollecitazione in direzione craniodorsale, e a mio parere, è li che bisognerebbe fornire un sostegno maggiore. La tecnica della tettoplastica risulta una valida alternativa alla TPO soprattutto per quei cani che non rientrano più nei parametri richiesti per accedere a questa tecnica, e che quindi si troverebbero a dover scegliere tra una osteotomia della testa del femore e una protesi d’anca. Sicuramente questa tecnica ha ridotto di molto l’indicazione per la TPO con la quale oggi si tende a ridurre il più possibile l’angolo di inclinazione della placca, a mio avviso un angolo troppo inclinato porta ad un’andatura innaturale con problemi nell’abduzione. Nel post operatorio prevedo oltre al riposo forzato anche l’impiego di prodotti omotossicologici somministrati per via infiltrativi con cadenza settimanale per accelerare la osteoformazione. DMV Alessandro PROTA
TENOSINOVITE BICIPITE BRACHIALE CANE
Profilo professionale Assistente Resident Istituto di Chirurgia e Oftalmologia Universita' di Vienna 1989 Assistente Resident Istituto di Chirurgia e Oftalmologia Universita' di Zurigo 19901990 Pubblicazione su Praxis Veterinaria"Discofenestrazione nei piccoli animali"1992 Ha lavorato in qualita' di Assistente Chirurgo in Cliniche Veterinarie in Svizzera Ha frequentato Corsi di Perfezionamento in Ortopedia, Neurochirurgia in Italia e all Estero Oltre a lavorare come Freelance per consulenze in Chirurgia Specialistica nel Centro Sud si interessa :alla terapia dei Tumori ,Allergie,Intolleranze Alimentari,Disfunzioni Epato Renali,mediante l'integrazione della Medicina Allopatica Tradizionale con quella Alternativa attraverso l'Omotossicologia,Fitoterapia ,Dietologia,Litoterapia,Integrazione Vitaminico Minerale,Oligoterapia
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